PER IL CONSUMATORE "CHI SEI" CONTA PIÙ DI QUELLO CHE "VENDI"


Reputation Institute, leader mondiale nei servizi di misurazione e consulenza sulla reputazione, presenta la Classifica RepTrak Italia 2016. Una fotografia delle 50 aziende che godono della più alta reputazione presso il consumatore italiano. Il ranking viene realizzato attraverso il metodo di analisi RepTrak® che consente di scomporre la reputazione analizzando la percezione che il consumatore ha di una azienda valutandola secondo sette diversi parametri. Per ottenere la fiducia del pubblico è indispensabile infatti, tenere in considerazione tutte le seguenti aree: prodotti e servizi, grado di innovazione, ambiente lavorativo, governance, responsabilità sociale, leadership e performance. Ferrero si conferma per il secondo anno consecutivo l’azienda con la più alta reputazione (score 85,8), seguita da BMW (82,0) e Pirelli (81,5) che fa un salto importante vista la 15esima posizione occupata nel 2015.
“La reputazione è una leva intangibile che impatta significativamente il business – commenta Michele Tesoro-Tess – al crescere dello score reputazionale, corrisponde una propensione esponenziale del consumatore a scegliere. In Italia nel 2016, una crescita di 5 punti di reputazione si traduce in un +7% di raccomandazione del prodotto.”
Oggi sul mercato si compete sia con il prodotto offerto sia con l’azienda che sta dietro. Anzi quest’ultima se sostiene il prodotto con la sua credibilità, autorevolezza e posizionamento distintivo crea un’esperienza sul consumatore, difficilmente replicabile da altri. Secondo le misurazioni di Reputation Institute, infatti, se il prodotto pesa per il 39% nelle motivazioni d’acquisto, gli aspetti corporate occupano oltre il 61%.


È la pubblicità, bellezza... e tu non puoi farci niente!

Parliamo della pubblicità (esatto! la pub-bli-ci-tà), perché la pubblicità esiste, è sempre esistita ed ha un ruolo sociale.

Qual è il posto occupato dalla pubblicità oggi nella nostra società? A nostro avviso, la pubblicità ha preso il posto che una volta era occupato da quelle favole che genitori, nonni, zii e parentame vario usavano raccontarci la sera.
In effetti, la pubblicità ci racconta storie: di mondi perfetti, di supereroi, di situazioni bellissime e ai confini della realtà. Per 30 secondi, apre uno spiraglio verso realtà alternative e aspirazionali. Quindi se è facile criticare “la famiglia perfetta del Mulino Bianco” (giusto per fare un esempio), è però innegabile che la morale sociale ci conduce proprio verso quell’utopia fatta di amorevoli gesti, teneri sorrisi, sguardi complici tra genitori e figli... e di ottimi prodotti da consumare.

Che critica muovere a questo bel quadretto? È finto e costruito? Beh, sveliamo un segreto gelosamente custodito: sono finte e costruite anche le favole della buonanotte, sono finti e costruiti anche i film migliori (per quel che riguarda i peggiori la cosa è piuttosto palese), sono finti e costruiti i reality (!) show, con buona pace di chi ci crede ancora.
La pubblicità ci inculca davvero il desiderio di acquistare dei prodotti coercizzandoci subdolamente a fare qualcosa che normalmente non faremmo mai? Non lo crediamo. Per chi non lo sapesse, infatti, neanche sotto ipnosi ci possono costringere a commettere azioni contrarie alla nostra morale. E se fossimo sazi, difficilmente accetteremmo di mangiare un altro boccone. Quindi se una cosa non ci serve difficilmente ci potranno “obbligare” ad acquistarla, tuttalpiù potranno incuriosirci, il resto sta a noi.

Quanti avranno da ribattere o avanzeranno critiche su queste idee espresse in tutta onestà, noi non lo sappiamo. Ma paracitando una frase famosa di un buon vecchio (finto e costruito) film americano, non possiamo che dire “È la pubblicità, bellezza... e tu non puoi farci niente!”

6 Commenti